
Falafel, knoudeln, pakora, riso al cocco, spaetzle fritti: sono solo alcuni degli esotici nomi delle pietanze che ho mangiato in viaggio e che hanno messo a repentaglio la salute del mio intestino.
Il mortale cibo etnico o della tradizionale cucina tedesca che ho avventatamente ingurgitato nelle ore più improbabili ed in quantita' industriale non e' riuscito minimamente a mettere in difficolta' il mio tubo digerente che ha svolto fedelmente il suo compito senza lamentarsi( ha sbuffato un po' a dire il vero, ma questo non è un problema che mi riguarda...).
Si e' verificato un solo episodio di insubordinazione.
Dopo un pranzo dal pachà del kebap(cosi' si chiamava la tavola calda) di Wuerzburg, sozzo locale con gli ingredienti all'80% sugelati, ed una cena a base di roba fritta tedesca, il mio colon ha deciso, comunicandomelo con gran dolore, di distillare il cibo invece di digerirlo .
La pietosa seduta defecatoria nel classico, freddo e minuscolo cesso mitteleuropeo mi ha, pero', stimolato delle interessanti meditazioni etimologiche sulla parola tedesca
Durchfall e la corrispettiva italiana
Diarrea.La parola tedesca dovrebbe letteralmente significare: cadere attraverso.
Quella italiana invece, non significa nulla letteralmente, ma se pensiamo ad un etimologia greca allora: Dià, prefisso per attraverso , reo, scorrere, fluire.
Quindi le parole sono piu' vicine di quanto si possa pensare!
Questa fulminante conclusione è giunta esattamente alla fine della deiezione e mi ha spinto ad affretare l'operazione di pulizia per corre fuori dal bagno ad annunciare la buona novella.
Viva ciomschi!